Inquinamento: non è solo “altrove”

Dopo un attento lavoro di ricerca, Città Aperta ha prodotto un documento per ricordare che poco distante dalle nostre case  c’è una bomba ecologica pericolosa per la nostra salute; lo scritto documenta il problema ma  dimostra anche che il sito si può bonificare.

Proprio in questi mesi, nell’ex Tricom di Stroppari, sono iniziati i lavori di abbattimento dei capannoni e di impermeabilizzazione (“capping”) della superficie dell’area inquinata da cromo e nichel, questi lavori iniziano dopo 40 anni da quando la fabbrica ha iniziato ad inquinare e dopo 15 anni da quando l’ARPA e l’Autorità Giudiziaria hanno documentato la causa  dell’inquinamento.

Visto cosa è successo finora, noi temiamo che la bonifica definitiva del sito non avvenga e che la bomba ecologica venga lasciata in eredità alle generazioni future: stiamo parlando  di circa 30.000 mc di terreno inquinato in contatto con le falde!

Pratolina al cromo. Nel prato di una famiglia che abitava tra Tezze e Cittadella crescevano queste margherite diventate mostri.
Il prato era innaffiato con acqua di pozzo che conteneva da 62 a 220 ug/l di cromo (VI), il limite per l’acqua potabile è di 50 ug/l.

Il documento, di cui prossimamente daremo diffusione, si articola in queste parti:

A – La storia in breve della vicenda: La fabbrica inizia l’attività nel 1974 e inizia subito ad inquinare, nonostante le autorità documentino l’inquinamento e nonostante le denunce ricevute, la Tricom continua ad inquinare la falda a valle (specie Cittadella e Fontaniva) fino alla sua chiusura nel 2003.

B – Gli effetti del cromo sulla salute: Sono riportati gli effetti del cromo esavalente (VI) e trivalente (III) anche per basse dosi quali si hanno bevendo acqua inquinata. Sono riportati gli studi epidemiologici negli operai esposti: i lavoratori della Tricom stanno morendo per cancro del polmone e del pancreas con una frequenza tre volte superiore a quella attesa.

C – La bomba ecologica: Sono riportate le dimensioni dell’inquinamento, il meccanismo di rilascio in falda, gli aspetti tecnici della “barriera idraulica” e i suoi limiti.

D – La bonifica: Esistono i progetti per la bonifica ed alcuni finanziamenti, fin’ora però i soldi si sono spesi per mantenere attiva la barriera idraulica; gli attuali lavori di “capping” devono essere visti come propedeutici alla bonifica vera e propria. Non vorremmo aspettare altri 40 anni per vedere (le prossime generazioni) la bonifica definitiva.